Psicologia del colore nel logo design: ecco perché è superata

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Sicuramente ti sarà capitato ad un certo punto della progettazione del logo della tua azienda di chiederti quale o quali colori utilizzare per dargli vita.

Se hai già letto il nostro articolo sugli elementi fondamentali per creare un buon logo sai già che ogni suo singolo elemento deve (o quanto meno dovrebbe) essere frutto di una precisa scelta di design; ovviamente il colore è una di queste e non dovrebbe essere scelto a caso.

Sapevi che che circa l’80% delle persone acquista un prodotto in base al suo colore?

Questo dato, che sembra esagerato, dovrebbe essere sufficiente per far capire come mai sarebbe meglio non limitarsi a scegliere il proprio colore preferito per il logo della nostra azienda, bensì fermarsi un attimo per scegliere quello più adatto.

Ricordiamo tutti quel momento in cui non abbiamo acquistato quella camicia perché sì, era azzurra, ma non proprio della tonalità di azzurro che piace a noi, no?

Qualche designer della vecchia scuola potrebbe dirti che questo è accaduto a causa della cosiddetta psicologia del colore; noi crediamo però che nel 2021 sia una teoria quasi del tutto superata e che la scelta dei colori sia sì importante, ma ormai in maniera leggermente diversa da come era fino a qualche anno fa.

Prima di spiegarti il perché facciamo però un breve riassunto sulla teoria della psicologia del colore e sul perché è stata così importante fino ad oggi…

La psicologia del colore

La psicologia del colore afferma che i ciascun colore trasmetta una sensazione specifica che viene inconsciamente recepita dal nostro cervello provocandoci determinati sentimenti ed emozioni.

Secondo questa teoria il logo della Coca-Cola, della Kinder o della Nutella, così come di moltissimi altri brand in ambito food, sono di colore rosso perché questo colore è spesso associato inconsciamente dal nostro cervello all’amore, alla passione, all’eccitamento ed all’impulsività; si colorano di rosso per invogliarti a sceglierli sugli scaffali.

Per lo stesso motivo visto che il rosso è in maniera ancestrale associato al fuoco, pericolosamente distruttivo millenni fa, è anche tuttora il colore dei segnali stradali di pericolo, così come dei messaggi di errore sul web.

In maniera analoga il colore blu, che è indicato come proprio colore preferito da quasi la metà della popolazione mondiale, è spesso usato da brand che vogliono trasmettere un senso di fiducia e ponderatezza poiché è inconsciamente associato ad elementi che ci trasmettono queste sensazioni come il mare od il cielo.

Qui un’infografica che mostra le sensazioni trasmesse dai vari colori secondo la psicologia del colore.

Perché la psicologia del colore non è più valida

Come detto la psicologia del colore si basa sull’idea che ciascun colore ci trasmetta specifiche sensazioni che sono proprie ed intrinseche di ciascuno di essi.

Questa teoria si basa però su un assunto importante: la nostra relazione con i colori è strettamente legata al modo in cui li abbiamo percepiti nel corso della nostra vita. Si basa quindi sull’esperienza che ognuno di noi ha su ciascuno di essi.

Questo vuol dire che in realtà la sensazione che ciascun colore ci trasmette non sono assolute e specifiche, bensì relative. Relative a ciascun spettatore. Ognuno di noi ha avuto esperienze diverse nel corso della propria vita e quindi associare ad un colore sensazioni profondamente diverse rispetto alle nostre.

Facciamo alcuni esempi.

Secondo la teoria della psicologia del colore il verde è associato alla natura e per questo è il colore di brand che si occupano di trasmettere l’idea di produzioni ecologiche e bio.

Tuttavia è anche il colore scelto dalla catena di caffè statunitense Starbucks per il proprio logo, così come da Heineken, Spotify e Land Rover; tutte aziende che in un modo o nell’altro magari si occupano anche di salvaguardia dell’ambiente ma che sicuramente non traggono dai prodotti bio il loro profitto.

Il giallo invece è associato, secondo la psicologia del colore, in maniera ancestrale ai fulmini ed è per questo che è molto utilizzato dalle aziende che si occupano di energia.

Però esistono anche aziende che si occupano di settori totalmente diversi che hanno scelto il giallo come colore principale del proprio logo.

La Shell ha scelto il giallo come colore principale per il proprio logo, abbinandolo al rosso, e si occupa in effetti di energia. Tuttavia anche la catena di ristoranti Subway ha il giallo come colore principale del proprio marchio, questa volta abbinato al verde; siamo sicuri che chiunque veda il giallo pensi subito all’energia se è magari cresciuto in un quartire in cui era presente un frequentato ristorante Subway?

Anche l’Ikea ha preferito il colore giallo per il proprio brand, abbinandolo al blu in onore della bandiera della Svezia, nazione in cui è nata ed ha sede l’azienda. Possiamo essere abbastanza sicuri che chi è nato e cresciuto in Svezia associ più facilmente il colore giallo alla propria identità nazionale, visto anche il colore delle divise delle nazionali sportive svedesi nella varie discipline, piuttosto che al settore energetico.

Continuiamo la nostra veloce analisi con il colore arancione.

L’arancione secondo la psicologia del colore trasmette creatività e stimola l’energia mentale ed è per questo che è utilizzato da aziende il cui target per i propri prodotti è composto prevalentemente da giovani e giovanissimi, come per esempio il canale televisivo tematico Nickelodeon.

Sappiamo però tutti quanti che è anche il colore principale scelto dalla piattaforma di condivisione video per soli adulti Pornhub, che possiede peraltro una brand identity molto forte, nota anche al di fuori della nicchia dei contenuti vietati ai minori. Siamo quindi davvero sicuri che chiunque al mondo associ il colore arancione per prima cosa ai ragazzi?

Anche alcune combinazioni di colori possono provocare sensazioni diverse a seconda dello spettatore che li osserva.

Prendiamo per esempio la combinazione di colori rosso e blu.

In alcune città italiane in cui il tifo sportivo, soprattutto calcistico, è fortemente radicato nella cultura popolare cittadina questi due colori affiancati possono suscitare gioia o disprezzo, a seconda dello spettatore.

Mentre magari per uno spettatore proveniente da tutt’altra zona geografica può come prima cosa suscitare sensazioni di refrigerio e sollievo perché magari associa quella combinazione di colori al brand di una bevanda dissetante.

Chiudiamo con una chicca relativa al colore bianco.

Nella cultura occidentale il bianco è associato alla purezza ed è anche per questo che è il colore principale di molte funzioni religiose, tra cui il matrimonio. I negozi che vendono per esempio abiti da sposa non possono fare altro che puntare sul bianco nella loro comunicazione.

Il bianco è tuttavia il colore che nella cultura cinese è associato alla morte e quindi ai funerali! Viene da sé che chi volesse vendere abiti da sposa, e non solo, nel mercato cinese mai dovrebbe puntare sul bianco come colore principale per il proprio brand.

Conclusione

Siamo quindi giunti alla conclusione che il significato e le sensazioni che ogni persona associa a ciascun colore non risiedono nel colore stesso, ma negli occhi di chi guarda.

Questa riflessione dovrebbe portare quindi a scegliere con attenzione il colore del logo del propro brand non tanto in relazione alla sensazioni che vogliamo provocare nello spettatore generico, bensì in base all’esperienza del target che vogliamo avere come clienti.

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