Qualità della vita per pubblici generazionali: una lettura approfondita dell’indagine di Il Sole 24 Ore

Qualità della vita per pubblici generazionali- una lettura approfondita dell'indagine di Il Sole 24 Ore

Arrivata alla sua IV edizione, la ricerca basata su indici della qualità della vita declinati per fasce di generazioni regala come sempre la possibilità di interpretare la realtà sulla base dei fatti. Per comodità riassumiamo i criteri su cui si basa il confronto. Vengono presi, per ciascuna delle tre generazioni (bambini, giovani e anziani) 12 indicatori statistici forniti da fonti certificate (tra cui Istat, Infocamere, Iqvia, Siae, Ministero dell’Interno), che a loro volta sono confrontati sulla totalità delle provincie italiane. Conosciamo bene, senza dover necessariamente seguire le statistiche Istat, che il trend generale vede in aumento il segmento anziani (0-65 anni), e volendo fare una prima osservazione possiamo dire che forse, a oggi, fornire una qualità della vita migliore al segmento con maggiore decrescita (bambini 0-14), potrebbe risultare più facile, ma probabilmente certi parametri muteranno poco e non saranno destinati a sorprenderci nel prossimo futuro.

Altro dato che emerge è l’ormai cronico divario tra nord e sud in tutti i parametri, se rapportati ai tre pubblici selezionati. Quasi sempre, infatti, le province del Sud si trovano in coda alla classifica (che, va detto, nel caso degli anziani, è chiusa anche quest’anno da Lucca). In linea con le edizioni precedenti, poi, l’indagine per fasce di età fotografa performance medie, se non basse, delle grandi aree metropolitane. Che sono particolarmente negative quando si parla di benessere dei giovani: ad eccezione di Bologna (14° posto) e Firenze (33ª), le grandi città italiane si posizionano tutte da metà classifica circa – con Milano, 45ª in forte ascesa rispetto al 2022- in poi. Bari, Catania, Napoli, Palermo e Roma (98ª) registrano i punteggi peggiori.

Fonte: Il Sole 24 Ore

È però sempre importante non guardare solo al valore assoluto in classifica, perché ci sono parametri in cui la variazione tra il dato migliore e quello peggiore non è una curva continua, ma evidenzia scalini netti. Se prendiamo per esempio la provincia in testa per il target giovani (18-35 anni), e guardiamo il dato sul canone di locazione vediamo che Gorizia è solo al 17° posto, ma le provincie che in generale performano meglio sono ben 77, con una incidenza sul reddito medio per una casa in zona semi-centrale al di sotto del 25%. Per fare il confronto necessario, all’ultimo posto c’è Roma con una incidenza del 67,9%. In questo caso possiamo parlare di classifica lunga schiacciata verso il basso con drammatici apici sulla coda.

Ma singoli parametri da cui emergono anomalie interessanti, che possono essere uno spunto anche per chi cerca un bacino di utenza maggiore, si trovano un po’ dappertutto. L’indicatore per i pediatri per esempio: i professionisti attivi ogni mille residenti nella fascia di pertinenza (0-14 anni) sono in media 1,3 a Sondrio, prima in questa classifica generazionale. Contro i 4,9 di Cagliari (miglior dato per parametro), che nella classifica generale è invece al 41° posto. È chiaro che altri valori fanno la differenza per determinare il piazzamento come qualità della vita, ma sono sempre i dettagli a fare la differenza. E visto che sono a nostra disposizione anche i voti delle Europee appena svoltesi, salta subito all’occhio un dato. Le tre prime classificate come qualità della vita per i giovani, e cioè Gorizia, Ravenna e Forlì-Cesena, sono anche le piazze dove ha vinto il Pd. Ma dalla 4a posizione fino alla 10a, con l’eccezione di Bolzano dove ha vinto il locale SV, le altre provincie hanno visto, compatte, la vittoria di FdI: Ferrara, Cremona, Piacenza, Vercelli e Verbania.

Un dato non facile da decifrare, sia come storico che come trend.

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