2024: l’anno delle elezioni. E l’AI scende in campo per conquistare nuovi clienti

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Il tema dell’AI è sempre più al centro di narrazioni che provengono da diverse parti, difficilmente condotte in modo serio e preparato. È vero però che la pervasività dell’argomento AI nasce dal fatto che essa crea paura, sgomento e incertezza. Che poi questi sentimenti siano provocati apposta, e non necessariamente motivati, è un altro discorso. Di sicuro la tecnologia dell’intelligenza artificiale che, lo ripetiamo senza stancarci, è basata sui dati e sulla statistica, purtroppo è in grado di influenzare con i suoi algoritmi le scelte delle persone che subiscono il mainstream più che capirlo. E ovviamente il 2024 sarà un anno importante per testare non tanto la tecnologia, ma la risposta delle masse.

Infatti miliardi di elettori si recano alle urne quest’anno e consulenti, attivisti e organizzazioni non profit vogliono utilizzare la tecnologia emergente per raggiungerli. Tuttavia, il successo di tali campagne è tutt’altro che chiaro.

Partiamo dall’Inghilterra. Inaspettatamente. Sì, perché sotto un diluvio torrenziale, capelli e abiti fradici, rifiutando l’aiuto di un ombrello, davanti al n.10 di Downing street Rishi Sunak ha lanciato la sua sfida elettorale. Elezioni generali giovedì 4 luglio. Avrebbe avuto tempo fino a tutto gennaio 2025. Segnali costanti facevano pensare ad un voto a novembre. Invece ha sorpreso tutti, tranne pochi consiglieri e ministri del suo cerchio magico: elezioni fra meno di sei settimane.

I commentatori più gentili parlano di azzardo. Quelli meno cordiali, invece, di una mossa disperata. Stando ai sondaggi infatti la sorte elettorale del partito conservatore sembrerebbe già segnata. Da mesi i Laburisti di Keir Starmer vengono dati in costante vantaggio di una ventina di punti. Mai nessun Premier uscente ha rimontato un distacco del genere. Ma la notizia che a noi interessa è che in questo modo non solo l’Inghilterra entra nell’Elections Year, ma lo fa con l’intento di sparigliare le carte, anche quelle dei guru dell’AI, presi in contropiede. Tra questi c’è Hannah O’Rourke, che si presenta come un’insolita sostenitrice dell’intelligenza artificiale. Prima di oggi, l’attivista trentenne ha dedicato gran parte della sua carriera a promuovere e chiedere più diritti per i lavoratori, intervenendo anche presso il governo britannico in nome degli studenti durante la pandemia di Covid-19.

In vista delle elezioni generali del Regno Unito, fino a pochi giorni fa (nel momento in cui questo articolo viene scritto sono passate neanche 20 ore dall’annuncio ufficiale di Suniak) previste per l’autunno, O’Rourke sta (o stava?) orientando le sue energie verso la nuova tecnologia. Durante hackathon mensili, O’Rourke e altri scienziati informatici progressisti di CampaignLab, un’organizzazione non profit da lei co-fondata, hanno sviluppato un chatbot basato sull’intelligenza artificiale. Progettato per simulare diverse personalità e risposte emotive, il chatbot aiuta i volontari a imparare come interagire al meglio con elettori potenzialmente scettici durante la campagna elettorale.

Un altro progetto, basato su strumenti di intelligenza artificiale, monitora le discussioni politiche su TikTok. Un terzo progetto utilizza tecnologie di intelligenza artificiale preconfezionate per aiutare gli elettori a navigare il complesso sito web della commissione elettorale del paese.

Secondo O’Rourke, esistono soluzioni creative di intelligenza artificiale che possono migliorare le attività di campagna elettorale. Tuttavia, sottolinea l’importanza di utilizzare tali strumenti in modo etico, per contrastare l’uso malevolo della tecnologia da parte di altri.

La crescente attenzione verso l’intelligenza artificiale, alimentata dal rilascio di ChatGPT da parte di OpenAI alla fine del 2022, ha coinvolto rapidamente attivisti, accademici e aziende private. Questi diversi attori cercano di sfruttare le potenzialità della tecnologia in tutte le elezioni previste quest’anno, dalle votazioni in Bangladesh e Pakistan all’inizio del 2024, a quelle del Parlamento Europeo a giugno, fino alle elezioni presidenziali di novembre negli Stati Uniti. Alcuni tentano di utilizzare l’IA per rilevare potenziali danni elettorali.

Così come un decennio fa le campagne elettorali sfruttavano i social media per interagire direttamente con gli elettori, oggi gli operatori politici si rivolgono a chatbot, strumenti automatizzati di targeting degli elettori e altre innovazioni basate sull’IA per ottenere un vantaggio alle urne nel 2024.

L’AI è la nuova corsa all’oro

In Pakistan, Imran Khan, ex leader attualmente in carcere, ha condotto una campagna elettorale nazionale attraverso discorsi e video supportati da strumenti di intelligenza artificiale generativa. In Indonesia, l’ex capo militare — e presunto criminale di guerra — Prabowo Subianto ha utilizzato un cartone animato generato dall’IA per ridefinire la sua immagine in vista delle elezioni presidenziali di febbraio.

In India, il primo ministro in carica Narendra Modi ha utilizzato l’IA per tradurre automaticamente i suoi discorsi elettorali in più lingue locali durante le elezioni in corso. In Bielorussia, l’opposizione ha sostenuto un avatar IA che rispondeva alle domande politiche senza il timore di essere imprigionato.

Non tutte queste iniziative avranno successo. I fornitori commerciali cercano nuovi mercati proponendo soluzioni non testate a comitati elettorali tecnologicamente meno esperti, spesso attirati dalle promesse dell’IA. Altre aziende presentano pratiche di campagna di lunga data, come il targeting sui social media e l’uso dei dati per comprendere le intenzioni degli elettori, come nuovi servizi di intelligenza artificiale, nella speranza di fare fortuna.

Anche gli attivisti, come O’Rourke, avvertono che i politici devono essere cauti nel fare affidamento su una tecnologia che potrebbe promettere troppo e mantenere poco. Secondo Katie Harbarth, un’ex assistente repubblicana degli Stati Uniti, il problema delle campagne è discernere tra chi offre soluzioni inefficaci e chi ha realmente un prodotto valido.

Campagne, cloni, IA. La tecnologia da che parte sta?

Randy Saaf e Octavio Herrera, un decennio fa, hanno aiutato le etichette musicali a combattere la pirateria, ma con l’avvento di ChatGPT, hanno visto un’opportunità nel campo della sicurezza contro i deepfake. Hanno sviluppato Wolfsbane AI, uno strumento che protegge contenuti audio e video da clonazioni non autorizzate.

Saaf e Herrera hanno firmato con il rappresentante democratico degli Stati Uniti Eric Swalwell per proteggere i suoi contenuti sui social media dai deepfake generati dall’IA. Tuttavia, riconoscono che convincere altri legislatori richiede tempo, mentre le elezioni si avvicinano rapidamente.

In Europa, Simona Vasytė-Kudakauskė, a capo della consulenza Perfection42, cerca di utilizzare modelli linguistici avanzati per le campagne politiche. Nonostante le potenzialità dell’IA, le sue proposte non hanno ancora trovato clienti, a poche settimane dalle elezioni del Parlamento Europeo. Vasytė-Kudakauskė sottolinea che l’IA può personalizzare i contenuti per influenzare positivamente gli elettori, ma molte campagne non sfruttano questa opportunità.

Un progetto rivoluzionario dell’IA

Oren Etzioni ha presentato un progetto ambizioso durante un incontro con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden: creare uno strumento per rilevare i deepfake. Etzioni ha collaborato con Garrett Camp, co-fondatore di Uber, per finanziare TrueMedia.org. Questo strumento combina tecniche di rilevamento esistenti con metodi interni per valutare la probabilità che un’immagine, un video o un audio siano falsi.

Secondo Etzioni, migliaia di persone, tra cui accademici, giornalisti e funzionari elettorali, utilizzano il suo prodotto. Tuttavia, TrueMedia.org è un’iniziativa in perdita, volutamente in perdita, concepita come servizio pubblico.

Kate Dommett, docente di politica digitale presso l’Università di Sheffield ed esperta dell’utilizzo degli ultimi progressi tecnologici nel corso delle ultime campagne politiche nel mondo, osserva che gli strumenti di intelligenza artificiale applicati in questo campo rappresentano solo l’inizio dell’evoluzione tecnologica. Nonostante l’hype, molti di questi strumenti sono ancora imperfetti e non completamente affidabili.

E azzarda un’ipotesi: ad oggi i servizi che promettono di raggiungere le persone sui social media tramite algoritmi complessi e i cosiddetti data analytics, siano più un rimaneggiamento dei servizi esistenti con un’etichetta AI appiccicata sopra, che qualcosa di veramente rivoluzionario.

I mesi prossimi, già a cominciare da giugno, sveleranno cosa c’è di vero e cosa di falso, cosa è probabile e cosa è verosimile. Intanto continuiamo a essere bombardati da sondaggi sulle intenzioni e a breve dai buoni e cari exit poll. Ma la vera sfida non è tra i vari partiti, ma tra la macchina e l’uomo, tra la capacità previsionale dell’una e quella di improvvisare, nella cabina elettorale, dell’altro. L’appuntamento è alla data finale del gigantesco tour dell’Elections Year, quella di novembre in USA, che segnerà in qualche modo i destini del mondo. Solo dopo sapremo, forse, quale sia stato il ruolo delle nuove tecnologie nel grande gioco.

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