La data analysis ha 20.000 anni. E siamo ancora all’inizio.

La data analysis ha 20.000 anni. E siamo ancora all'inizio.

Il mondo dei dati, dell’analisi e della business intelligence è affascinante e dimostra le capacità uniche dell’essere umano di raccogliere e coordinare tra loro informazioni per trarne soluzioni. Analizzare i dati è una prova tangibile del nostro modo di prendere decisioni basate sull’esperienza passata per affrontare il futuro. Esplorando la storia dell’analisi dei dati, emergono storie colorate e complesse. Anche se l’archiviazione e l’analisi dei dati possono sembrare concetti moderni, nati con l’informatica e la data science, in realtà la loro storia è lunga e radicata nelle prime fasi dell’esistenza umana.

Dalle antiche civiltà che utilizzavano metodi rudimentali per raccogliere e analizzare i dati, come i segni di conteggio sulle tavolette di argilla, all’avvento dell’analisi statistica durante l’era dell’Illuminismo, l’evoluzione dell’analisi dei dati è una testimonianza della curiosità innata dell’umanità e della spinta alla conoscenza.

È incredibile pensare che la nascita dell’informatica moderna, l’avvento dei big data e l’emergere di sofisticati algoritmi e tecniche di apprendimento automatico che oggi ci consentono di estrarre informazioni preziose da grandi quantità di informazioni, è direttamente collegata alla capacità degli esseri umani di utilizzare le loro conoscenze per leggere il passato e scrivere il futuro, indipendentemente dalla tecnologia di cui si disponeva.

Da qui è nata la voglia di raccontare, anche con le immagini, la storia e l’evoluzione dell’analisi dei dati, per ricordare a tutti che la capacità di raccogliere, analizzare e ricavare informazioni dai dati non è un fenomeno recente, ma un aspetto fondamentale del progresso umano e dell’affermarsi di basi scientifiche per costruire ogni processo decisionale.

Abbiamo così scelto, tra i tanti che l’archeologia, la storia e la cronaca ci mettono a disposizione, sei fatti che consideriamo passaggi chiave di questa evoluzione. Un lavoro che ci ha permesso di scoprire altre piccole cose, che renderanno più interessante ancora il viaggio in oltre ventimila anni di analisi dei dati.

L’Osso d’Ishango, una tecnologia predittiva oggi inaccessibile

Si tratta di un reperto in osso datato al Paleolitico superiore, e precisamente tra il 20.000 a.C. e il 18.000 a.C. È un perone di babbuino, di colore scuro, con una scaglia tagliente di quarzo innestata a una estremità, probabilmente utilizzata per incidere, e ricoperto da una serie di scalfitture raggruppate in tre colonne che occupano tutta la lunghezza dell’oggetto.

Il reperto fu scoperto nel 1960 dal belga Jean de Heinzelin de Braucourt durante una campagna di esplorazione in quello che era il Congo Belga. Fu rinvenuto vicino ad Ishango, nei pressi del lago Edoardo, lungo l’odierno confine tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. La popolazione che nel 20.000 a.C. abitava le rive del lago potrebbe essere stata tra le prime a utilizzare i numeri per contare; ma questa società durò poche centinaia di anni perché fu distrutta da un’eruzione vulcanica.

L’organizzazione delle tacche in tre raggruppamenti asimmetrici implica che la loro funzione fosse pratica più che decorativa, tanto da far supporre che la loro disposizione sia dovuta alla necessità di sviluppare un sistema numerico.

Uruk, una città e una civiltà in dati

Le tavolette di Uruk rappresentano una delle più antiche testimonianze della scrittura nella storia dell’umanità. Uruk, un antico sito situato nell’odierno Iraq, era una delle principali città-stato della Mesopotamia, un’area che è spesso considerata la culla della civiltà. Queste tavolette risalgono al periodo tardo del IV millennio a.C., specificamente al periodo Uruk IV e III.

Le tavolette di Uruk sono particolarmente importanti per gli studiosi perché segnano la transizione dalla preistoria alla storia, grazie alla loro testimonianza delle prime forme di scrittura. Questa scrittura primitiva si è sviluppata principalmente per esigenze amministrative, al fine di registrare e gestire le risorse economiche del tempio e dello stato, come il grano, il bestiame e il lavoro. Inizialmente, la scrittura consisteva in semplici pittogrammi e numeri, che rappresentavano oggetti e quantità in modo visivo.

Le tavolette stesse erano piccole lastre di argilla, su cui i segni venivano impressi con uno stilo, per lo più a forma di cuneo, da qui il termine “scrittura cuneiforme” per descrivere questa forma di scrittura che si sviluppò in seguito in Mesopotamia. La scrittura cuneiforme si è evoluta nel corso dei secoli, diventando sempre più complessa e adatta a esprimere concetti astratti, nonché a registrare eventi storici, leggi, trattati commerciali e letteratura.

Le tavolette di Uruk non sono solo importanti per la storia della scrittura; esse rappresentano una delle prime testimonianze di raccolta e analisi dei dati sviluppata dall’umanità. Questi antichi documenti non solo segnano l’inizio della storia registrata attraverso l’uso della scrittura, ma illustrano anche l’adozione di metodi sistematici per la raccolta, l’organizzazione e l’interpretazione di informazioni relative a economia, amministrazione e gestione delle risorse.

Le pratiche amministrative evidenziate dalle tavolette di Uruk dimostrano un livello notevole di sofisticazione. L’impiego della scrittura per registrare transazioni, inventari e assegnazioni di lavoro suggerisce che le società mesopotamiche avevano riconosciuto l’importanza di documentare dettagliatamente le informazioni per la pianificazione e il controllo delle attività economiche e sociali. In questo senso, le tavolette possono essere viste come una primitiva forma di database, dove ogni tavoletta fungeva da supporto per l’archiviazione di dati specifici, che potevano essere poi consultati, confrontati e analizzati.

L’approccio sistematico alla raccolta di dati evidenziato dalle tavolette di Uruk è fondamentale per due principali motivi:

  1. Fondamenti di analisi dei dati: le tavolette rappresentano un tentativo iniziale di ordinare e analizzare informazioni in modo strutturato. Questo include la quantificazione di risorse, la registrazione di flussi di beni e la pianificazione di lavori e servizi. Queste attività richiedono un’analisi preliminare dei dati per la presa di decisioni, la pianificazione futura e la risoluzione di problemi.
  2. Sviluppo di Strumenti e metodologie: l’uso di tavolette di argilla e di scrittura cuneiforme rappresenta lo sviluppo di strumenti e metodologie specifici per la raccolta e l’analisi dei dati. La creazione di questi strumenti indica una comprensione dell’importanza di conservare accuratamente le informazioni per usi futuri.

Pertanto, le tavolette di Uruk non sono solo preziose per il loro contenuto storico e culturale, ma anche come testimonianza delle prime fasi dell’evoluzione umana verso la raccolta sistematica e l’analisi dei dati, un processo che continua a svolgere un ruolo cruciale nel mondo moderno in campi che vanno dalla scienza e tecnologia alla gestione aziendale e alla pianificazione urbana.

Graunt e la genesi della statistica sociale

John Graunt è considerato uno dei pionieri della statistica e della demografia moderna. Nato a Londra il 24 aprile 1620, la sua attività più rilevante nel campo della statistica è legata all’analisi dei “Bills of Mortality” nella Londra del XVII secolo. Questi registri, che erano pubblicati settimanalmente, contenevano informazioni sui decessi e sulle cause di morte registrate in città.

Nel 1662, Graunt pubblicò “Natural and Political Observations Made upon the Bills of Mortality”, un’opera che rappresenta una pietra miliare nella storia della statistica e della sanità pubblica. Nel suo lavoro, Graunt analizzò sistematicamente i dati raccolti per oltre 30 anni dai Bills of Mortality, elaborando osservazioni che andavano ben oltre la mera raccolta di numeri.

Graunt fu in grado di identificare diverse tendenze demografiche e sanitarie della popolazione londinese. Ad esempio, osservò che il numero di nascite superava quello dei decessi, che vi erano più maschi nati rispetto alle femmine, ma che anche il tasso di mortalità tra i maschi era più alto. Analizzò le stagionalità di certe malattie e la loro diffusione, arrivando a dedurre l’esistenza di una costante “popolazione sostitutiva” che manteneva stabile il numero degli abitanti di Londra nonostante epidemie e altre calamità.

Lo studioso osservò pure che il 36% dei decessi erano di bambini con meno di sei anni: elaborò una sua proiezione matematica per stabilire su cento neonati quanti avrebbero raggiunto le diverse età.

Le sue analisi non si limitavano alle cause naturali di morte, ma includevano anche cause sociali e ambientali, come incidenti e condizioni lavorative, ponendo le basi per quello che oggi consideriamo lo studio dei determinanti sociali della salute.

Graunt introdusse l’uso di proporzioni e percentuali per descrivere i fenomeni demografici, anticipando concetti che sarebbero diventati centrali nella statistica moderna. Utilizzò anche quello che oggi potremmo chiamare un approccio di “tavola di mortalità”, per stimare la struttura per età della popolazione e le aspettative di vita, tecniche all’avanguardia per il suo tempo.

La sua opera ispirò altri studiosi dell’epoca, come il suo amico Sir William Petty, e influenzò lo sviluppo delle scienze sociali e della statistica. John Graunt, quindi, attraverso il suo approccio innovativo alla raccolta e all’analisi dei dati sulla mortalità, può essere considerato uno dei fondatori della demografia e un precursore della salute pubblica e dell’epidemiologia moderna.

La macchina di Hollerith, la nascita del data recovery and mining

Herman Hollerith fu un ingegnere e inventore statunitense, nato nel 1860, la cui invenzione più famosa è la macchina tabulatrice, un dispositivo pionieristico che utilizzava schede perforate per l’input, la memorizzazione e l’elaborazione automatica dei dati. Questa invenzione segnò una svolta significativa nella gestione e nel trattamento dei dati, ponendo le basi per lo sviluppo dei computer moderni.

Nel tardo XIX secolo, Hollerith lavorò al censimento della popolazione degli Stati Uniti. Il censimento del 1880 aveva impiegato sette anni per essere compilato e analizzato, ponendo il problema di trovare un metodo più rapido per processare i dati in vista del censimento successivo. Hollerith ideò quindi un sistema che utilizzava schede perforate per rappresentare i dati demografici e una macchina per leggerle e tabularle automaticamente.

Le schede perforate di Hollerith contenevano fori in posizioni prestabilite, ognuna rappresentante una specifica informazione demografica. La macchina tabulatrice leggeva queste schede facendo passare dei contatti metallici attraverso i fori. Quando un contatto toccava un altro contatto sottostante attraverso un foro, si completava un circuito elettrico, registrando così l’informazione. Questo sistema permetteva di contare e classificare rapidamente le informazioni contenute nelle schede perforate.

L’uso della macchina tabulatrice di Hollerith nel censimento degli Stati Uniti del 1890 ridusse drasticamente i tempi di elaborazione dei dati, da sette anni a meno di uno. L’efficienza e l’affidabilità della macchina garantirono a Hollerith un successo immediato, portandolo a fondare la Tabulating Machine Company nel 1896, una delle quattro aziende che nel 1924 si fusero per formare la International Business Machines Corporation (IBM), destinata a diventare uno dei giganti dell’informatica.

L’invenzione di Hollerith rappresenta un punto di svolta nell’elaborazione dei dati e nella storia dell’informatica. La sua macchina tabulatrice non solo ha rivoluzionato il modo in cui i dati venivano processati, ma ha anche gettato le basi per lo sviluppo di tecnologie successive, come i computer elettronici. La sua eredità vive nella moderna tecnologia dell’informazione, e la sua azienda, attraverso varie evoluzioni, è diventata IBM, un leader mondiale nel settore dei computer e dei servizi informatici.

Relational Database, le library di ogni nostro giorno digitale

Siete in una gigantesca biblioteca, dove ogni libro rappresenta un pezzo di informazione vitale per il vostro progetto imprenditoriale, ricerca accademica, o persino per pianificare la prossima vacanza dei sogni. Ora, pensate di avere il potere magico di richiamare istantaneamente qualsiasi libro di cui avete bisogno, aprendolo esattamente alla pagina giusta. Questo è, in essenza, ciò che rende straordinari i database relazionali.

Concepiti negli anni ’70 dal brillante Edgar F. Codd, i database relazionali sono un po’ come il genio della lampada per il mondo dei dati. Sostituite i libri con le “tabelle”, le pagine con le “righe” e le informazioni dettagliate con le “colonne”, ed ecco che avete la vostra biblioteca digitale personalizzata, pronta a soddisfare ogni richiesta con un clic o un comando SQL.

Ma la vera magia dei database relazionali sta nella loro capacità di “relazionarsi”. Immaginate di poter collegare il vostro libro di ricette preferito con una guida alle migliori enoteche del mondo e con un manuale di consigli di viaggio, creando un percorso culinario personalizzato senza dover sfogliare fisicamente migliaia di pagine. In termini tecnici, queste connessioni sono le “relazioni”, che permettono di combinare e interrogare dati da diverse tabelle in modo logico e intuitivo, quasi come tessere un racconto partendo da capitoli sparsi.

Ecco perché i database relazionali non sono affatto noiosi, ma rappresentano invece una rivoluzionaria cassetta degli attrezzi per organizzare, cercare e manipolare enormi quantità di dati. Hanno trasformato il modo in cui le aziende prendono decisioni strategiche, come gli scienziati conducono ricerche e come le applicazioni quotidiane su smartphone funzionano senza intoppi, offrendoci informazioni personalizzate al momento giusto.

In definitiva, i database relazionali non sono solo una struttura di dati: sono il cuore pulsante dell’era digitale, un motore invisibile che alimenta progresso, innovazione e, in molti casi, la nostra vita quotidiana. Quindi, la prossima volta che effettuerete una ricerca online, ricordate che dietro le quinte c’è un database relazionale che, con un pizzico di magia informatica, rende tutto ciò possibile.

Volare sui mercati con i Dashboard BI

Immaginatevi alla guida di un’auto sportiva di ultima generazione: avete davanti a voi un cruscotto elegante e tecnologicamente avanzato che vi fornisce in tempo reale tutte le informazioni necessarie per viaggiare in sicurezza e con piacere. Velocità, consumo di carburante, stato del motore, navigazione – ogni dettaglio è a portata di mano, presentato in modo chiaro e intuitivo. Ora, trasportate questa immagine nel mondo dei dati aziendali e avrete un’idea di cosa siano stati, al loro debutto, ma ancora oggi, i dashboard BI (Business Intelligence) di Rushforth e Glenister.

I dashboard BI, concepiti da Rushforth e Glenister, sono strumenti visivi interattivi che trasformano le complessità dei dati aziendali in grafici, indicatori e tabelle di facile interpretazione, proprio come i cruscotti delle auto trasformano le informazioni meccaniche e di navigazione in indicatori semplici da leggere. Questi dashboard sono progettati per offrire agli utenti business una visione a 360 gradi delle performance aziendali, evidenziando tendenze, anomalie e opportunità con un colpo d’occhio.

L’obiettivo è quello di rendere l’analisi dei dati non solo accessibile, ma anche estremamente coinvolgente per tutti, indipendentemente dal livello di competenza tecnica. Grazie alla loro interfaccia intuitiva, le dashboard permettono ai manager e ai team di prendere decisioni informate in modo più rapido ed efficace, senza doversi immergere in complesse analisi dati o rapporti testuali lunghi e tediosi.

La bellezza dei dashboard BI sta nella loro flessibilità e personalizzazione: ogni azienda può adattarli per monitorare esattamente ciò che è più importante per il proprio business. Si può tracciare la performance di vendite, l’efficacia delle campagne di marketing, la salute finanziaria dell’azienda o qualsiasi altro indicatore chiave di performance (KPI) rilevante.

In sintesi, i dashboard BI di Rushforth e Glenister agiscono come navigatori esperti nel vasto mare dei dati aziendali, guidando le imprese verso scelte strategiche illuminate e aiutandole a mantenere il controllo sulle loro operazioni con una facilità e una chiarezza mai viste prima. In un’epoca in cui i dati sono una risorsa preziosa quanto il petrolio, questi strumenti rappresentano la chiave per sbloccare il vero potenziale del business intelligence, rendendo ogni decisione non solo più informata, ma anche più stimolante.

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